LE NOSTRE RADICI

Le origini di una storia che continua nel tempo.

Introduzione

Questa storia è stata scritta da Dante Bariggi, caro amico e testimone diretto dei primi passi dell’azienda. Dante è stato una figura stimata e benvoluta dalla nostra famiglia e dalla comunità, capace di raccontare con sensibilità e rispetto il valore del lavoro, dei sacrifici e delle scelte che hanno dato origine alla nostra attività.

Oggi questa pagina vuole essere non solo il racconto delle nostre radici, ma anche un segno di riconoscenza e un saluto che resta nel tempo.

Cronostoria

È maggio: il sole brilla sulle lucenti e verdeggianti foglie degli alberi e bacia i campi seminati, dove il risveglio di nuova vita profuma l’aria ed inebria di volontà Silvano, quel giovane “agricoltore” che smania per i trattori alla cui guida è felicemente invitato dal padre.

Ma, in ogni giovane, c’è costantemente la curiosità del sapere e del conoscere ed alcuni eventi stimolano ancor più questi sani desideri.

In quel maggio di tanti anni fa, quel giovane, osservando l’acqua scorrere nei “solcadelli”, tracciati per l’irrigazione, si rendeva conto della sua essenza e della sua utilità; similmente riscontrava ciò nel fuoco che ardeva nello scoppiettare della legna.

Aveva capito molte cose, ma non riusciva a comprendere come la “corrente elettrica” potesse arrivare a noi. Pensò allora che era il momento di scoprirne gli effetti… …senza indugio infilò le dita in una presa, e la scossa fu violenta…

Fu quel fatto inconsueto del 1960 che l’elettricità cominciò ad attrarlo e si mise alla ricerca di poter approfondire il suo desiderio.

Si presentò (quindicenne) a quei tecnici che, a quell’epoca, rappresentavano, a Fidenza, l’élite in termini di elettricità: i fratelli Ranieri Dante e Bruno, chiedendo di diventarne un “apprendista” (la paga era di 4.000 lire alla settimana).

La possibilità di intervenire con la realizzazione di impianti, sia nel campo civile che in quello industriale, gli permise di allargare la sua conoscenza nelle varie applicazioni del settore.

Tutto sembrava andare per il meglio, senonché un certo sabato fu convocato dai Ranieri che gli comunicarono che dal lunedì “doveva stare a casa”, essendo stato licenziato in quanto, dopo sei anni di apprendistato, non poteva più essere inquadrato in quella categoria ma eventualmente passare come specializzato, cosa che la ditta non poteva economicamente sopportare.

Fu un colpo, ma non si abbatté. Quel “fuoco elettrico” che ormai continuava a stimolarlo lo spinse subito alla ricerca di un nuovo datore di lavoro, che trovò nel radiolaboratorio di Salsomaggiore, dove prestò proficuo servizio per sei mesi.

Ed ecco che il 25 aprile 1966, al compimento del ventunesimo anno (a quell’epoca il “giovanotto” si chiamava “uomo”), vide prendere una decisione che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita: sfruttando le conoscenze fino allora acquisite nell’ambito delle varie imprese locali, pensa di lavorare in proprio, realizzando gli impianti elettrici dei vari appartamenti che le imprese gli sottopongono.

Sicché, il 14 luglio dello stesso anno, 1966, si iscrive alla Camera di Commercio di Parma, nell’Albo delle Imprese Artigiane.

Ma, nonostante il suo entusiasmo, dopo due anni di attività si trova pieno di debiti: il tutto è così ben comprensibile dai controlli. Il contratto tipo prevedeva che per ogni appartamento dovessero essere installati undici punti luce e otto/nove punti prese; in realtà, nel corso dell’esecuzione dei lavori, sia l’impresa che il cliente ne richiedevano di più, essendo, nel frattempo, anche intervenuta la necessità delle prese per la TV.

Era evidente che la differenza dovesse essere pagata a parte; ma finiva sempre che, additando varie scuse, nessuno le pagava; sicché più si lavorava, più aumentava il debito imprenditoriale.

Così non si poteva continuare. Occorreva prendere una “decisione drastica” → (o mèrda o bròta rùssa): bisognava abbandonare l’edilizia civile e rivolgersi ad un’altra tipologia di clientela.

L’occasione è avvenuta quando l’impresa Giavarini (costruttrice della caserma dei Carabinieri di Fidenza), nel 1968, gli affida tutto l’impianto elettrico del complesso.

L’esperienza, così acquisita, gli permette di operare gli stessi interventi nella: caserma dei Carabinieri di Salso (per conto dell’impresa Mangora), caserma dei Carabinieri di Fiorenzuola (per conto della ditta Barbarini-Boselli).

Da lì il passo è breve per inserirsi nei lavori delle pubbliche amministrazioni, delle banche, degli ospedali, dei settori militari e dei vari settori industriali.

L’aumento del lavoro fa sì che lo spazio per operare diventi sempre più ristretto; non bastano più gli spazi antistanti l’abitazione ed il piccolo magazzino lungo la strada per Salsomaggiore; sicché, quando nel 1977/78 il Comune di Fidenza approva la realizzazione dell’area artigianale denominata “la Bionda” (ricalcando la terminologia del luogo), si appresta ad acquistarne un lotto sul quale edificare il capannone aziendale e la propria abitazione.

Nel 1995, verso il trentesimo anniversario dell’attività, viene premiato con diploma e medaglia d’oro per fedeltà al lavoro artigianale.

Nel 2012, ormai i tempi erano maturi per il “passaggio della guardia” e quindi cede l’attività al figlio Andrea, continuando così ad alimentare quel “fuoco elettrico” che lo ha sempre accompagnato.

Nel 2016, in occasione del festeggiamento per il cinquantesimo anniversario di attività artigianale, lo scintillìo di quel “fuoco” riflette in mille iridescenze il radioso volto dei tre nipoti, Filippo, Alessandro ed Emanuele, che lo rendono tanto orgoglioso.

Tutto quanto fin qui esposto è anche il frutto condiviso della devota moglie Bruna, che sempre lo ha affiancato e supportato.

Un sentito ringraziamento a chi ha contribuito a raccogliere e custodire la memoria di questa storia, permettendone la trasmissione nel tempo.

Questa pagina è dedicata a Dante Bariggi, con gratitudine e rispetto.

Le sue parole continuano a raccontare chi siamo e da dove veniamo.